mercoledì 22 marzo 2017

Gli antenati e il sangue

Gli antenati, un punto di contatto o chiusura?


Un aspetto importantissimo dell'etenismo è il culto degli antenati.
E' importante ricordare ed onorare coloro che sono venuti prima di noi; è giusto riconoscere ed apprezzare la loro presenza come creatori del nostro passato, fautori della nostra cultura e custodi della nostra memoria.
Sfortunatamente gli antenati sono spesso usati, da certe persone, come elemento divisorio, come metro di misura per catalogare gli eteni di serie A, B etc e per escludere totalmente alcuni dal "diritto" di essere eteni.



Una marcia in più, forse. 

Spesso trovo che le persone più bellicose, nell'appellarsi agli antenati e alla genetica come fattore vitale per accettare qualcuno nell'etenismo, sono quelle meno colte nella letteratura del tempo e sono maggiormente vittime degli abbellimenti di oggigiorno come nel programma TV "Vikings"...Raramente chi ha radici profonde teme la ghianda.

Credo che avere sangue germanico sia semplicemente una facilitazione perché rende più facile una esposizione positiva a questo mondo, ma non è una conditio sine qua non.
Per me è paragonabile al talento musicale; immaginiamo un ragazzo che nasce da musicisti: potrebbe avere una marcia in più per imparare il violino, ma se non si applica con la pratica quotidiana non può pretendere di essere un violinista esemplare.
Ora immaginiamo che ci sia invece una persona con genitori stonati e musicalmente inetti...Lui però ama la musica si applica con rigoroso vigore. I nostri due personaggi si incontrano a un concerto. Il primo ragazzo, pieno del suo orgoglio per essere figlio di grandi musicisti, suona maluccio a causa della propria indolenza, ma poi si indigna e grida allo scandalo nel vedere un giovane, figlio di neofiti, suonare in modo impeccabile... Quale dei due fa più onore alla musica?

Un punto di contatto

Ma davvero gli antenati sono un fattore vitale nel decidere se includere qualcuno nell'etenismo?
I popoli germanici non erano razzisti, nè tanto meno attaccati alla purezza di razza, come infatti possiamo vedere nel loro trattamento di persone straniere, inclusi inviati musulmani;
Cercare di diventare esclusivi ora va contro la tradizione e, oltretutto, non ha nemmeno senso pratico.
Non posso apprezzare Shakespeare se non sono Inglese?
Non è consentito leggere "l'arte della guerra" di Sun Tzu se non sono Cinese?
Non mi è permesso ammirare la profondità di Montale, la storia di Roma, il coraggio dei partigiani, se non sono Italiana?
Credo sinceramente che il culto degli antenati, un aspetto piuttosto universale nelle religioni antiche, possa fungere da punto di contatto con culture diverse da quelle della nostra nascita. Se io ammiro profondamente un popolo antico, il mio rispetto per loro non toglie nulla da quello che serbo per i miei avi, e anzi quell'ammirazione può avvicinare le persone e creare ponti in un mondo sempre più dissociato.
Avere un altare per i propri avi ed aggiungere un elemento votivo anche per un altro popolo, a cui magari non si appartiene per nascita ma per vocazione, è un modo perfettamente accettabile di onorare i propri antenati e gli antenati del mondo.

Non sta a noi decidere, in fondo
Personalmente credo che cercare di escludere le persone da una tradizione per quello che SONO, e non per quello che fanno o in cui credono, sia mettersi al di sopra degli dei. E' un'arroganza che credo abbia ben poco di illuminato...
In questo mondo, sopratutto nella sfera spirituale, nulla è dovuto.
 Se una persona si sente chiamato dagli dei, e si mostra diligente nello studio e rispettoso della cultura, allora personalmente la accolgo ben volentieri, mille volte di più rispetto a chi ha sangue 100% "vikingo" D.O.P ma che non ha mai davvero studiato nulla in materia.

1 commento:

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